SCELTE IDEOLOGICHE

Io ho sempre trovato la droga accanto alla solitudine, al tormento interiore, al bisogno frustrato di amare e di essere amati, accanto al vuoto di speranza. Ho trovato la droga là dove vi è nausea della vita o paura di vivere, una paura che a volte diventa più forte della paura di morire... 
... Noi possiamo aiutare i giovani ad uscire dalla droga solo se saremo talmente innamorati della vita da rendere credibile e seducente il nostro progetto di “futuro ...


 Don Salvatore Lo Bue

 

  Premessa

Il lavoro svolto in questi anni dalla “Casa dei Giovani”, in Sicilia, in Puglia e in Basilicata ha posto in luce, in modo sempre più evidente, il ruolo fondamentale delle Comunità Terapeutiche e dei Centri di Accoglienza nella difficile opera di risoluzione del problema della tossicodipendenza.
I risultati concreti e le riflessioni teoriche evidenziano sempre più il loro situarsi in posizioni strategicamente insostituibili all’interno di un contesto realmente costruttivo, che sfugga all’accomunamento con le classiche tappe delle “false soluzioni” (terapie farmacologiche, periodi di segregazione più o meno volontaria e velleitaria ecc.) che costellano a tal punto i vissuti tossicomanici da esser divenuti già stereotipi nell’immaginario collettivo.

L’enorme diffusione del problema ha posto in luce che sotto la facciata “tossicodipendenza” si celano molteplici problematiche, dislocate ai diversi livelli delle singole vicende individuali, diverse caso per caso.

Le grandi differenze sociali, culturali, personalogiche esistenti tra gli individui che compongono lo sfaccettato mondo della tossicodipendenza rendono sempre più vana la ricerca della “causa unica”, da individuare per poter attuare un approccio monodirezionale, che sia finalmente valido in assoluto, che elimini le difficoltà e le angosce degli operatori che si confrontano quotidianamente con il problema.
Se é vero che non esiste una bacchetta magica, sia pur essa incarnata nel farmaco onnipotente e miracoloso, è altrettanto vero che non esiste un “Metodo” precostituito, che possa far da baluardo e/o da scudo difensivo per operatori, medici, genitori. Un metodo và ritagliato e costruito assieme agli utenti, modellato dinamicamente con il pieno concorso di tutte le parti in causa (operatori, ragazzi e familiari) affinchè questo possa adattarsi allo scenario reale in cui è venuta mettendosi in atto la singola vicenda, costituendo quindi un vero strumento di trasformazione nelle mani dei soggetti coinvolti.

Il presupposto imprescindibile da cui noi partiamo é che ciascuno si assuma il diritto-dovere di essere soggetto attivo del processo di trasformazione stesso.
Tradotto in termini operativi e concreti ciò vuol dire che potenziali utenti dei nostri servizi per le tossicodipendenze sono tutti coloro che si trovano a contatto con il problema:
familiari, amici, colleghi, tutti coloro che sono coinvolti come componenti del sistema che circola attorno alla tossicodipendenza. 
Ciò non può che rinviare all’esigenza di un’ èquipe composita, che abbia competenze ad un tempo comuni, complementari e diverse, capace di intendere e parlare linguaggi diversi, di leggere aspetti diversi, di operare diacronicamente e sincronicamente.

E’ in quest’ottica che si inserisce la nostra pratica di un sistema operativo misto, che affianca persone con competenze tecniche e teoriche molto elevate ad altre che tecnica e competenza traggono direttamente dal loro vissuto di ex tossicodipendenti.

La base operativa indispensabile é una grande sensibilità, la disponibilità ad indossare i panni altrui, piuttosto che porsi invasivamente “nei panni dell’altro”, il serrato e continuo confronto, teso a superare le difficoltà personali ed operative nonchè un costante adeguamento dei presupposti teorici alle necessità dell’operare quotidiano.
Non meno fondamentale dell’intervento più specificamente terapeutico é quello di formazione, informazione e prevenzione che le nostre Comunità Terapeutiche svolgono nel territorio da una posizione di prima linea ricoperta in modo quasi naturale, che permette l’osservazione in presa diretta delle continue trasformazioni macrosociali del fenomeno.
Dall’osservazione discende una sempre attuale strategia di intervento sul sociale, vero terreno in cui si annida la patologia, favorita dalle innumerevoli disfunzioni che attraversano le istituzioni e le organizzazioni, nonché le enormi quantità di parole spese quotidianamente dai mass-media.
Queste brevi premesse teoriche sono indispensabili per poter leggere correttamente i dati sull’organizzazione del nostro lavoro nel Centro.